Domenico Manetti (1609 – 1663) è stato un pittore italiano. Figlio secondogenito di Lisabetta Panducci e di Rutilio, il più quotato pittore fra quelli attivi a Siena nella prima metà del XVII secolo.
La sua formazione si sviluppò nella bottega paterna, senza mai però riuscirne a toccare i vertici artistici. Nel 1631 entrò nella Compagnia laicale di S. Giovannino in Pantaneto, a Siena, istituzione di cui sarebbe divenuto vicario nel 1639.
Nel 1643 eseguì la Moltiplicazione dei pani e dei pesci per la chiesa senese di S. Giovanni dei Tredicini. Nella seconda metà del decennio dipinse due affreschi per la sede della Biccherna, nel palazzo pubblico. Nel 1649 si colloca anche la tela raffigurante la Madonna che mostra a due sante l'immagine di san Domenico in Soriano, realizzata per la chiesa di S. Caterina al Paradiso; mentre l'anno seguente, ancora per il palazzo pubblico, eseguì la tela raffigurante la Partenza delle milizie senesi per la Terra Santa.
Nel 1651 contribuì con due lunette al ciclo di affreschi dedicati a Storie di Giobbe nella chiesa senese di S. Rocco alla Lupa e nel 1655 fu nuovamente impegnato in palazzo pubblico, dove realizzò l'ovale con Emilia Pannocchieschi d'Elci che presenta il progetto per un monastero al vescovo di Siena. La sua produzione estrema segnò sempre più il passo, manifestando una decisa perdita di energia pittorica, di sicurezza e di controllo sulla materia di cui si direbbero testimonianza la fiacca Orazione nell'orto e l'eclettica S. Cristina rifiuta di adorare l'idolo (a Siena, nella collezione Chigi Saracini). Morì a Siena nel 1663.